Fannulloni, parte il fronte anti-Brunetta

Inserito da admin | Notizie | Martedì 29 Luglio 2008 12:37 pm

Statali sul piede di guerra contro la circolare del ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta sui cosiddetti ‘fannulloni’. Ieri mattina sit-in di protesta a Palazzo Madama e intanto milioni di dipendenti pubblici sono pronti a ricorrere al Tar del Lazio lamentando l’illegittimità delle nuove norme messe a punto dal governo contro le assenze dal lavoro. Gli impiegati si sono già organizzati nel Comitato Fannulloni Operosi (Co.F.O.) e stanno raccogliendo firme in tutta Italia.
A preparare il ricorso sarà l’avvocato Carlo Rienzi, il quale sostiene che prima dei semplici dipendenti devono essere messi sotto controllo i dirigenti e i vertici di enti e ministeri. Nel documento che arriverà all’attenzione dei giudici amministrativi, si rileva come la circolare Brunetta presenti forti dubbi di legittimità costituzionale, violando la parità di trattamento, il sistema di tutela sociale e il principio di efficienza previsti dalla Costituzione.
«Nessun requisito di necessità e urgenza - dichiara Rienzi - poi, si rileva per giustificare l’introduzione di queste indicazioni nel decreto legge sulla manovra economica». Sotto la lente del Tar finirà, in particolare, l’articolo nel quale si prevede l’esclusione di trattamenti economici aggiuntivi per infermità dipendente da causa di servizio. Gli statali, inoltre, potranno impugnare la norma nel punto in cui prevede che sia corrisposto il solo trattamento economico fondamentale, senza indennità, nei primi 10 giorni di assenza per malattia.
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Norma anti-precari, Veltroni non ci sta

Inserito da admin | Notizie | Martedì 29 Luglio 2008 12:33 pm

«Questa norma va ritirata. È da vagliare costituzionalmente, ma sicuramente politicamente e socialmente è inaccettabile e la contrasteremo con tutta la nostra forza al Senato». Walter Veltroni irrompe nel dibattito sull’emendamento antiprecari, e lo fa in maniera dura. Non esita, il leader del Pd, a dirsi «sorpreso» per l’approvazione «di una norma rocambolesca» e a parlare di vera a propria «imboscata ». «Si è percepito - attacca Veltroni - che non c’è stata nemmeno una linea consapevole visto che almeno due ministri, Sacconi e Brunetta, hanno preso le distanze e anche il ministro Meloni ha espresso delle perplessità, ma poi è andato nel maxi-emendamento del governo. Allora vuol dire che il governo ha agito come Giano bifronte».
Sulla stessa linea è Anna Finocchiaro. «È evidente che siamo di fronte ad una netta scelta politica - sottolinea l’esponente del Pd - che non è stato un errore, che qualche distinguo ministeriale è servito solo per lavare qualche coscienza e per mettere a tacere alcuni malumori all’intero della maggioranza».
Ma il fronte del NO sempre più compatto, comprende anche Udc, Idv e le organizzazioni sindacali. Il deputato centrista Pezzotta auspica che la maggioranza «rinunci a voler imporre quest’intervento sui contratti a termine». «È tempo di cambiare metodo e strategia e cercare di evitare che s’inneschino forti tensioni sociali».
Di Pietro parla di «regole democratiche accantonate» mentre Silvana Mura, deputata dell’Idv, chiama in causa il ministro del Welfare Sacconi: «Se è vero che non vuole la norma faccia sentire la sua voce, visto che è materia di sua competenza, e imponga che sia tolta dal Senato».
Il segretario della Cgil Epifani accusa il governo di compiere un lavoro chirurgico: «A differenza di quanto aveva fatto in precedenza, come per l’articolo 18, l’esecutivo non affronta lo scontro con il sindacato e cerca di aggirare il tema».

Fonte Quotidiano Il Firenze del 29 Luglio 2008

Norma anti-precari, il governo va avanti

Inserito da admin | Notizie | Martedì 29 Luglio 2008 12:30 pm

«La norma? Forse andava scritta meglio». A margine dei lavori della commissione Bilancio in Senato, il relatore Salvo Fleres ammette che nell’emendamento anti-precari c’è qualcosa che non va. «Ci sono problemi di incostituzionalità perché interviene sui processi in corso», spiega il parlamentare del Pdl, che aggiunge: «Ora spetta al governo decidere cosa fare».
In realtà l’esecutivo ha già scelto: nessun passo indietro. La misura anti-precari, che toglie al lavoratore a termine vittima di un’ingiustizia la possibilità di ottenere dal giudice l’assunzione a tempo indeterminato, resta nel testo della manovra già varato dalla Camera. Al momento non è stato presentato nessun emendamento. Cancellare la norma vorrebbe dire allungare l’iter parlamentare proprio ora che incombe la pausa estiva.
Il ministro del Welfare del Welfare Sacconi spiega che «il disegno di legge relativo ai rimanenti contenuti della manovra, che proseguirà l’iter parlamentare nei prossimi mesi con una probabile conclusione entro l’anno, sarà la sede idonea per l’esame degli eventuali interventi correttivi». Questo perché il governo «ha ora il primario interesse ad una tempestiva, definitiva approvazione della manovra economica».
La maggioranza si schiera compatta in difesa dell’emendamento per altri due motivi. Anzitutto, spiega il sottosegretario all’Economia Vegas, perché «concerne solo fattispecie relative al passato e presenta, di conseguenza, un ambito di applicazione fortemente circoscritto». In secondo luogo perché la norma «è stata presentata oltre 20 giorni fa e votata in commissione Bilancio alla Camera, dunque era già nota all’opposizione», afferma Antonio Azzolini, presidente della commissione Bilancio.
Dalla parte del governo si schiera anche Confindustria. «La misura è coerente con la direttiva europea, alla base della nuova disciplina del contratto a termine, che vuole anzitutto contrastare le eccessive reiterazioni». «L’occupazione stabile - si legge nella nota - non può essere acquisita in modo casuale dal dipendente che, magari assunto per un solo mese, ottenga in giudizio la conversione a tempo indeterminato sfruttando qualche irregolarità formale commessa dal datore di lavoro».
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L’allarme di Citigroup: Nel 2009 per Alitalia fondi insufficienti

Inserito da admin | Aziende | Martedì 29 Luglio 2008 11:59 am

Ancora incertezze sul futuro; L’intervento del segretario della Cgil Epifani: ‘Ci batteremo contro il fallimento’.
Allarme liquidità per Alitalia: gli analisti di Citigroup sostengono che il vettore italiano potrebbe esaurire i fondi entro l’anno, prevedendo che il vettore italiano brucerà 550 milioni di euro durante il 2008. «I 300 milioni del piano d’emergenza del governo italiano dovrebbero aiutare Alitalia a sopravvivere fino alla fine del 2008, ma sarebbero insufficienti per il 2009». È quanto ha detto Citigroup. Il colosso bancario ha quindi abbassato il rating della compagnia da neutral a sell.
Riguardo ai tentativi di salvataggio perseguiti dal governo italiano, Citigroup afferma che l’unica fusione possibile e sensata è con Air One, affiancata da un taglio netto di metà dell’attuale capacità dell’Alitalia. La banca ha inoltre previsto per la compagnia perdite nette da 700 milioni di euro per l’anno in corso e sostanziali svalutazioni della flotta in servizio: il fatturato atteso è ridotto del 20%, e il traffico del 23%.
Intanto sulla questione Alitalia è intervenuto anche Guglilmo Epifani segretario generale della Cgil. «Ci sono lavori in corso di cui nessuno, tranne il governo, sa qualcosa. Chiedo un pò di trasparenza. Vedo che l’autunno si carica di tanti nodi che verranno al pettine». «Il punto che capisco è che se ci deve essere un commissario deve avere la propria autonomia; noi siamo contro l’ipotesi pre-fallimentare - puntualizza il leader sindacale - c’è bisogno da subito di un partner internazionale, e non dopo, perchè altrimenti pagheremo sacrifici in cambio di nulla. Serve un piano industriale di rilancio - conclude Epifani - che cerchi di risolvere il problema»
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Governo diviso su norma anti-precari

Inserito da admin | Notizie | Lunedì 28 Luglio 2008 2:48 pm

In un passaggio della manovra si toglie al giudice la facoltà di imporre l’assunzione dei lavoratori a termine. Il titolare del welfare: emendamento nato in Parlamento. Per il collega della P.A. ‘chi subisce torti va tutelato’. Il Pdl parla di ‘misura equa’ e critica le ’strumentalizzazioni’; ma dal Pd ai sindacati si allarga il fronte del no.
La polemica sulla norma ‘anti precari’ non accenna a placarsi, anzi riunisce in un variegato ‘fronte del no’ centrosinistra, sindacati e persino l’estrema destra. Ma a prendere le distanze è anche Sacconi, ministro del Welfare, che sottolinea l’estraneità del governo alla misura. L’emendamento contestato fa parte del decreto sulla manovra economica: prevede che un lavoratore a termine vittima di ingiustizia possa ottenere, rivolgendosi al giudice, solo un indennizzo economico e non più l’assunzione a tempo determinato. Una differenza non da poco, soprattutto in un Paese in cui il precariato dilaga e le cause di lavoro sono sempre più frequenti.
Il Pdl difende strenuamente la norma, ma il ministero del Welfare sottolinea che «si tratta di un emendamento nato in ambito parlamentare, non è del governo né tantomeno del ministro». Anzi, specificano da via Veneto, Sacconi «è stato e rimane distinto e distante» da un emendamento che riguarda «solo il contenzioso in corso, mai il futuro e solo le irregolarità». Posizione analoga è assunta dalla Lega. «Siamo in una democrazia parlamentare - afferma Calderoli - se il Parlamento ha deciso così, vuol dire che è la sua volontà».
Più deciso il ministro della Funzione pubblica Brunetta: «Molto probabilmente l’intera materia andrà rivista e credo che Sacconi abbia la capacità e la sensibilità per farlo». I ministri del governo, insomma, prendono le distanze da una norma che gli esponenti del Pdl continuano a difendere. «Quella che l’opposizione chiama anti-precari - spiega Bocchino - è una misura equa per entrambe le parti». Il vicepresidente del deputati Pdl stigmatizza «le strumentalizzazioni di un sindacato che cede volentieri alla tentazione di fare politica». «Scopo della norma - afferma Napoli - è quello di accorciare i tempi del contenzioso a tutto vantaggio dei lavoratori e delle aziende».
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Lotta ai fannulloni: i dipendenti statali si ammalano meno

Inserito da admin | Aziende | Lunedì 28 Luglio 2008 2:45 pm

A maggio-giugno le giornate di assenza sono in calo del 15% rispetto allo scorso anno. Il giro di vite del ministro inizia a sortire i suoi effetti: ‘Visto? Il mio non era solo fumo’.
Il giro di vite annunciato da Brunetta inizia a sortire i suoi effetti: i fannulloni si ammalano meno. Il ministro ha dichiarato guerra ai facili malanni nel settore della pubblica amministrazione e i primi dati sembrano dargli ragione. Secondo un’indagine pilota condotta dal ministero della Pubblica amministrazione e l’Innovazione, su un campione di 27 fra amministrazioni centrali, periferiche ed enti di previdenza, il numero delle giornate di assenza per malattia si è ridotto del 15% nel bimestre maggio-giugno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
E la contrazione delle assenze, pari all’11% circa nel mese di maggio è quasi raddoppiata a giugno (-20%). «Qualcuno chiama tutto questo fumo: ma dov’è il fumo? Io ho fatto anche l’arrosto», afferma Brunetta. «Io - aggiunge - ho fatto una grande campagna di sensibilizzazione, ma ho fatto anche una grande campagna di arrosto» .
Ma il ministro non si ferma, e ha già annunciato che a settembre verrà avviata un’attività di raccolta sistematica di dati mensili per monitorare il fenomeno dell’assenteismo dei lavoratori pubblici. Interessante notare che il calo dei giorni di malattia si è verificato prima dell’entrata in vigore, il 25 giugno, del decreto legge contro i fannulloni: le parole del ministro hanno sortito subito l’effetto sperato. I giorni di assenza si sono assottigliati ed è la prima volta che accade. Tra il 2004 e il 2006, per esempio, le giornate prese per malattia sono state sempre stabili, con una media di 16 giorni all’anno. L’indagine confronta realtà diverse fra loro, ma i risultati restano interessanti.
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Alberghi, calo delle presenze; Turismo in difficoltà

Inserito da admin | Crisi Economica | Giovedì 24 Luglio 2008 11:57 am

L’allarme del presidente Bernabò Bocca: «La crisi delle famiglie non aiuta il settore».
Nei primi sei mesi del 2008 gli alberghi italiani, con 106,3 milioni di presenze, hanno perso l’1,3% rispetto al primo semestre del 2007, quando le presenze erano state di 107,7 milioni. La percentuale parla dunque di una perdita secca di quasi 1,5 milioni di notti dormite.
È quanto risulta dalle elaborazioni dei dati provvisori delle rilevazioni mensili che la Federalberghi-Confturismo conduce da anni nell’ambito del proprio Osservatorio turistico-alberghiero con il quale intervista mensilmente oltre 1.160 alberghi italiani ubicati su tutto il territorio nazionale e distribuiti in modo rappresentativo fra le varie categorie. Un risultato negativo pur a fronte dei dati in controtendenza dei prezzi degli alberghi.
Infatti dai tabulati dell’Istat emerge come l’aumento dei prezzi degli alberghi italiani da gennaio a giugno sia stato dello 0,2% rispetto ad un costo della vita del 3,3%. Nel dettaglio i clienti italiani in albergo hanno fatto registrare un lievissimo aumento dello 0,5% (con 56,4 milioni di presenze rispetto ai 56,1 milioni del 2007) a fronte della perdita del 3,3% dei clienti stranieri (con 49,9 milioni di presenze rispetto ai 51,5 milioni del 2007).
«Questi segnali sono purtroppo la chiara dimostrazione di una crisi generale, aggravata da una situazione economica difficile per le famiglie italiane, penalizzate da un costo della vita quasi fuori controllo».
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Occupazione in rosa: Italia e Malta maglie nere nell’Ue

Inserito da admin | Notizie | Mercoledì 23 Luglio 2008 10:41 am

Indagine Eurostat sul lavoro: dati poco incoraggianti per le donne italiane. Bene per le danesi, le belghe e le svizzere.
L’ Italia è il fanalino di coda, tra i 27 Paesi dell’Unione europea, per il tasso di occupazione femminile. Secondo i dati 2007 diffusi da Eurostat, la quota delle donne tra i 15 e i 64 anni sul totale degli occupati risulta nella Penisola pari al 46,6% contro una media europea del 58,3%.
Peggio dell’Italia è solo l’isola di Malta, con una quota del 36,9%. Complessivamente, Eurostat segnala che nel 2007 il tasso di occupazione europea è passato dal 64,5% del 2006 al 65,4%. L’Italia si è attestata al 58,7%, un risultato che la colloca davanti solo all’Ungheria con il 57,3%, alla Polonia che registra il 57% e appunto a Malta con il 55,7.
Diversa la situaizone per Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Austria, Regno Unito, Cipro e Finlandia che hanno invece superato il 70%. Per quanto riguarda l’impiego di coloro che hanno dai 55 ai 64 anni, il tasso medio europeo si è attestato al 44,7%. Svezia, Estonia e Danimarca sono i Paesi con il tasso più elevato, tutti sopra il 58%. L’Italia raggiunge solo il 33,8%, di cui il 45,1% di uomini e il 23% di donne. Con risultati peggiori: Slovenia, Ungheria, Lussemburgo, Polonia e Malta. Nei 27 Paesi europei, in media il 18,2% dei lavoratori ha un contratto part-time. Il più alto tasso è quello di Paesi Bassi (46,8%), della Germania (26%), del Regno Unito (25,5%) e della Svezia (25%). L’Italia raggiunge il 13,6%.
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Consumatori, fiducia al minimo

Inserito da admin | Crisi Economica | Mercoledì 23 Luglio 2008 10:32 am

I cittadini spendono sempre meno, in particolare calano gli acquisti delle automobili.
I consumatori italiani non hanno fiducia nel futuro e hanno intenzione di spendere sempre di meno. La sfiducia è arrivata a toccare i livelli del 1993. A fotografare il disagio è un’indagine dell’Istituto di studi e analisi economica (Isae). Secondo lo studio l’indice di fiducia del mese di luglio si è attestato sul 95,8. Si è riusciti dunque a peggiorare il già poco incoraggiante 94,9 di giugno. Per l’Isae il crollo della fiducia riguarda soprattutto la situazione economica italiana e il mercato del lavoro.
Nel dettaglio i cali più importanti riguardano il quadro economico generale e le aspettative a breve termine. Non va molto meglio se si guarda al proprio orticello. Anche la fiducia sulla situazione personale degli intervistati è in calo.
Leggermente meglio la situazione economica corrente che rimane stabile a 103. Tra le altre valutazioni recuperano gli acquisti correnti di beni durevoli, ma si abbassano le future intenzioni di acquisto.
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C’è crisi dappertutto ma noi siamo divisi

Inserito da admin | Crisi Economica | Mercoledì 23 Luglio 2008 10:27 am

Nel rapporto dell’Afo Financial Outlook si prevede per il 2008 un tasso di crescita del nostro Paese dello 0.5%. Tre volte inferiore a quello dello scorso anno e alla media europea. Si tratta di un dato negativo, seppur migliore rispetto alla recente previsione del Centro Studi Confindustria, in cui si stimava un aumento dallo 0.1% alle 0.4%. La crisi - si sa - è mondiale. Le previsioni di crescita del Giappone scendono dal 2 all’1.39, in uno scenario di calo generale, dalla Cina alla Turchia. Gli analisti di Merrill Lynch fanno professione del più nero pessimismo sul presente dell’economia americana.
In Italia per alcuni aspetti va peggio. Nel recentissimo rapporto Svimez si documenta la crescente differenza fra il sud e il centro-nord, al punto che il Mezzogiorno viene definita ‘area periferica’, esempio di ‘non-sistema’: minor incremento del Prodotto interno lordo, meno investimenti, meno consumi, più povertà. Si ha così il quadro di un Paese non solo al palo, ma sempre più diviso, anche geograficamente. Il sociologo De Masi parla di un «clima da guerra senza guerra. La contrazione di acquisto della carne bovina e l’aumento di quella di pollo fanno capire cosa sta accadendo».
L’autorevole professor Alberto Alesina scrive ‘i salari reali non potranno salire per non alimentare la disoccupazione’, in piena assonanza con chi dirige Confindustria. Ma i salari sono fermi e si diminuiscono gli stipendi dei dipendenti pubblici e i posti di lavoro, come sta facendo il ministro Brunetta. Così è francamente difficile che una riduzione delle imposte, peraltro evocata ma per nulla realizzata da questo governo, possa rilanciare i consumi.
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