Nel 2008 110mila nuovi posti di lavoro

Inserito da admin | Disoccupazione | Martedì 15 Luglio 2008 12:16 pm

Finalmente una buona notizia. Le imprese italiane, soprattutto piccole, continuano ad assumere dipendenti, nonostante la crisi. Si cercano diplomati, laureati e tecnici specializzati.
Nonostante la crisi i posti di lavoro in Italia aumentano. E anche se la maggioranza di quelli nuovi è a termine, cresce la quota di contratti a tempo indeterminato e si cercano più che in passato laureati e diplomati. Emerge dall’indagine Excelsior 2008 di Unioncamere e Ministero del Lavoro, secondo cui nel corso di quest’anno le imprese italiane avranno bisogno di 110 mila lavoratori.
Nelle piccole imprese. Nel 2008 l’occupazione dipendente nei settori dell’industria e dei servizi privati crescerà dell’1%, in linea con il 2007. In tutto sono previste 1.079.480 assunzioni (di cui 252 mila ’stagionali’) e 969 mila uscite, con un saldo di 110 mila nuovi posti di lavoro. La stragrande maggioranza, il 91% è concentrato nelle imprese fino a 50 dipendenti.
Più lavori qualificati. Esono di più i lavoratori qualificati assunti: i diplomati passano dai 293.050 del 2007, ai 335mila di (tutto) quest’anno. I laureati da 75.330 a 88mila. Le aziende preferiscono in particolare le lauree specialistiche: c’è la il 46%dei neo assunti, mentre un altro 21% è in possesso di una laurea triennale. Molto richiesti anche i tecnici specializzati, per i quali nel 2008 sono previste 172mila le assunzioni. E tra queste sono sempre più quelle a tempo indeterminato (dal 57,5%del 2007 al 59,7%).
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Le piccole imprese creano lavoro

Inserito da admin | Aziende | Martedì 15 Luglio 2008 11:10 am

Cresce l’offerta nonostante le difficoltà, ma è ancora notevole il divario tra Nord e Sud.
Cresce la domanda di figure qualificate aumentano le occasioni con contratti a tempo indeterminato. Ancora elevata però è la quota dei neoassunti a tempo determinato e non diminuisce il divario tra Nord e Sud del Paese. Nonostante la crisi, il calo dei consumi, le incertezze, il mercato del lavoro continua a muoversi soprattutto grazie alle piccole e medie imprese. Entro la fine del 2008 queste assumeranno di più di quanto non abbiano fatto nel 2007.
Con un po’ più di contratti a tempo indeterminato e più attenzione ai laureati e con l’intenzione di concentrarsi sulle figure ad alta qualificazione. Questo è quanto emerge dai risultati del Rapporto Excelsior, l’indagine annuale realizzata da Unioncamere insieme al ministero del Lavoro.
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La guerra dei mutui subprime trascina Piazza Affari

Inserito da admin | Crisi Economica | Martedì 15 Luglio 2008 11:06 am

In Italia situazione migliore d’Europa, ma i titoli sono condizionati dalla paura. Lamberto Cardia: «La sfiducia dei mercati finanziari non può ancora dirsi superata».
La crisi legata ai mutui ipotecari subprime ha comportato un significativo aumento della percezione del rischio di credito e anche se in Italia i tassi di probabilità di insolvenza restano bassissimi il listino di Piazza Affari è quello che ha pagato di più. È il quadro economico tratteggiato nella Relazione della Consob per il 2007 e dai grafici, aggiornati a maggio 2008 dove appare che la tendenza sia ancora in crescita. Da maggio 2007 a maggio 2008 la probabilità di default minima relativa al gruppo delle banche più rischiose è passata da 0,08% a 0,4% mentre riferendosi alle società non finanziarie più rischiose è cresciuta da 0,6% a oltre 2%. A maggio scorso, il 90% delle società quotate italiane continua a presentare una possibilità di default inferiore a quella delle società europee, sia considerando l’insieme delle banche (0,7%) che quello delle società non finanziarie (6,2%).
Nonostante questo però gli indici di Piazza Affari sono quelli che hanno registrato le performance peggiori: in termini di prezzi di Borsa il contagio della crisi subprime è stato immediato e devastante. Nel periodo gennaio 2007 al maggio 2008 l’indice S&P500 (riferito alle maggiori società quotate statunitensi) è diminuito dell’1,3% circa, l’indice Dow Jones Euro Stoxx (maggiori società quotate europee) del 9,3% circa mentre l’indice S&P/Mib (relativo alle imprese più importanti del mercato italiano) del 20% circa.
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