Alitalia, scontro Berlusconi-Cgil
La privatizzazione; il premier minaccia: il governo non può garantire il salvataggio di tutti i 20mila lavoratori. Si lavora per un’intesa entro domani, quando la Cai deciderà se proseguire o lasciare.
Ore decisive per le sorti di Alitalia. Le diplomazie fanno i salti mortali per trovare un accordo entro domani, quando ci sarà il consiglio d’amministrazione della Compagnia aerea italiana, che deciderà se portare avanti o meno l’operazione.
E mentre il commissario straordinario Augusto Fantozzi annuncia che «i soldi sono pochissimi e stanno per finire», Berlusconi torna a fare la voce grossa contro i sindacati, soprattutto la Cgil: «Se la trattativa fallisse per un egoismo irragionevole, il governo non potrebbe garantire a tutti i 20mila dipendenti quanto promesso ai 3250 esuberi previsti dal piano di salvataggio. Ci sarebbe una drastica riduzione di sostegni e rimborsi». E aggiunge, durante una visita a Parigi in cui ha parlato di Alitalia anche con il presidente Sarkozy: «Ormai siamo alla fine e non voglio neanche pensare che ci siano categorie che si sottraggano a questo momento di responsabilità. Il giudizio di tutti gli italiani sarebbe di condanna».
Il sindacato di Epifani risponde piccato: «Il premier dovrebbe evitare goffi tentativi di scaricare su altri responsabilità che sono, per la quota che gli compete, anche sue. La Cgil considera inaccettabili e non consone all’alto ruolo che ricopre le dichiarazioni del presidente del Consiglio».
Dopo il vertice di lunedì a Palazzo Chigi, ieri non si è tenuta la prevista riunione tra le nove sigle, ufficialmente per gli impegni di alcuni leader, in realtà per la totale incapacità di trovare una linea comune. C’è stato invece un vertice di due ore tra i ministri del Lavoro e delle Infrastrutture, Maurizio Sacconi e Altero Matteoli, insieme al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta e all’amministratore unico di Cai, Rocco Sabelli. Per ora, l’unico elemento nuovo è dato dall’arrivo di due manifestazioni d’interesse: la prima di Investimenti e sviluppo mediterraneo, per l’Atitech, il polo napoletano per la manutenzione pesante che ha sempre rappresentato un scoglio nella trattativa.
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