L’inflazione a novembre cala dello 0,4%, ma pane e pasta segnano aumenti da record. Il Presidente invita le aziende a puntare sulla qualità. Oggi l’incontro tra Bersani e Tremonti.
La buona notizia arriva per gli automobilisti e per chi usa le due ruote. A novembre, grazie al crollo dei prezzi del carburante, il pieno di benzina e gasolio è costato di meno: un calo dal 10,4% al 3,3%.
Ma a guardare i dati diffusi dall’Istat ci si accorge che, salvo per il settore comunicazioni e energetici, c’è poco da stare allegri. Il carrello della spesa degli italiani, infatti, resta sempre troppo ’salato’ nonostante la frenata di novembre, quando i prezzi al consumo hanno fatto registrare un calo dello 0,4% rispetto al mese precedente.
Primo imputato è ancora la pasta, che solo un anno fa costava il 30% in meno. Oggi un chilo di spaghetti costa 50 centesimi in più, eppure il prezzo del grano è diminuito di due terzi. ‘Un’anomalia inspiegabile’ tuonano le associazioni dei consumatori che puntano il dito anche contro i listini di pane e cereali, tanto che la Coldiretti stima che ‘a causa dei rincari nel settore, ogni famiglia spenderà ben 140 euro in più’.
Proprio la spesa alimentare preoccupa di più i cittadini: tra i prodotti più cari rispetto ad ottobre ci sono il pane (+0,1%), la pasta di semola di grano duro (+0,3%), la carne (+0,2%) e il latte (+0,1%). Solo un anno fa, un litro di latte costava il 6,3% in meno. Rialzi dello 0,1% anche per surgelati, insaccati e bevande analcoliche, va meglio invece (-0,1%) per i prodotti freschi.
Prezzi alle stelle anche negli altri settori. Sempre cari, anche se meno del mese precedente, i viaggi aerei che nel 2008 sono aumentati del 19,3%; rallenta la spesa per la casa e le bollette di acqua, gas e elettricità (-0,4%), ma rispetto al 2007 questo resta il comparto che ha fatto registrare le maggiori batoste (+6,4%); impennata anche per le bevande alcoliche e i tabacchi (+5,3%). L’unica voce che registra una reale diminuzione dei prezzi è quello delle comunicazioni (-3,6%).
L’allarme per il carovita peggiora, poi, se si tiene conto di solo due categorie: gli operai e le famiglie. Per loro le bollette di acqua e gas sono schizzate del 6,1%, mentre per le spese di comunicazione il risparmio è stato del 4,4%. Proprio per arginare la crisi dei consumi e non impoverire ulteriormente le famiglie alle prese con la recessione, la Federconsumatori chiede da tempo al governo di mettere in campo una serie di misure, ovvero una moratoria di prezzi e tariffe, per almeno 9 mesi e una defiscalizzazione, di almeno 1.200 euro l’anno, per le famiglie a reddito fisso, lavoratori e pensionati.
«È l’unico modo per cercare di rilanciare il potere d’acquisto dei consumatori» precisa una nota.
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