Bot, tassi giù ai minimi storici

Inserito da admin | Economia | Giovedì 12 Marzo 2009 12:48 pm

Le cause: avversione al rischio e calo dell’inflazione. I risparmiatori scelgono la sicurezza del breve termine e pagano prezzi elevati.
È il rendimento più basso di sempre, almeno dal 1980, da quando le aste hanno una frequenza definita. La corsa ai Bot, vero e proprio bene rifugio in tempo di crisi, porta la remunerazione del titolo di Stato a 3 e 12 mesi sotto l’1%. Sono diversi i fattori che incidono: l’avversione al rischio, il calo dell’inflazione, l’attesa di un nuovo taglio dei tassi della Bce.
I titoli con scadenze inferiori ai 12 mesi si adeguano velocemente a questo scenario. Soprattutto perchè i risparmiatori continuano a preferire la sicurezza garantita da titoli di stato a breve e sono disponibili a pagare prezzi di sottoscrizione elevati, vicini al valore di rimborso dei titoli.
Il risultato è che le aste relative al collocamento con emissione al 16 marzo 2009 prevedono un rendimento lordo per i bot trimestrali dall’1,079% all’1,083% mentre per i Bot annuali il rendimento lordo è fissato a 1,315%. Va considerando la ritenuta fiscale al 12,5% e l’applicazione da parte degli intermediari delle commissioni massime (0,10% per i titoli sotto i 170 giorni e 0,30% per i buoni di durata superiore ai 331 giorni) la cedola per i titoli di stato, secondo i calcoli effettuati dall’Assiom, scende rispettivamente allo 0,55 e allo 0,85%.
I Bot (Buoni ordinari del Tesoro) sono titoli di credito emessi dal Tesoro al fine di finanziare il debito pubblico nel breve termine, con scadenze a 3, 6 e 12 mesi. Alla scadenza, l’investitore riceve una somma di denaro pari al valore nominale complessivo dei titoli posseduti. In altri termini, l’incasso a scadenza è noto al momento dell’acquisto dei titoli. In genere, i Bot vengono emessi ogni 15 giorni (metà e fine mese): il prezzo viene stabilito attraverso un’asta della Banca d’Italia riservata agli operatori istituzionali nella quale viene stabilito il prezzo di emissione e rimborsati alla scadenza al valore nominale di 100.
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Europa, entro il 2010 6 milioni di disoccupati

Inserito da admin | Disoccupazione | Martedì 10 Marzo 2009 4:13 pm

Il documento del Consiglio Epsco: recessione senza precedenti. Almunia: nessuna ripresa a breve. Le indicazioni ai Paesi: siamo in emergenza, i danni sono grossi, servono interventi urgenti. Una «recessione senza precedenti che potrebbe causare altri 6 milioni di disoccupati entro il 2010» e produrre «gravi conseguenze sociali per le famiglie e le persone». E Almunia avverte: non ci sarà nessuna ripresa nel 2009.
Sono le considerazioni del progetto di documento del ‘Comitato per l’occupazione e per la protezione sociale’, contenente i messaggi chiave del Consiglio Epsco al Consiglio europeo di primavera. Nelle ultime stime Ue si era parlato della perdita di 3,5 milioni di posti di lavoro solo per il 2009 e di un tasso di disoccupazione per la zona euro pari al 9,25%. Per il Consiglio Epsco (Consiglio per l’occupazione, la politica sociale, salute e consumatori) la crisi economica e finanziaria «sta arrecando grossi danni ed esige interventi urgenti» a partire da misure che evitino il ritiro prematuro dal lavoro e da sistemi pensionistici adeguati e sostenibili a lungo termine.

«In molti Stati membri - si legge nel documento che sarà approvato dai ministri del Lavoro - la maggiore flessibilità consente ora alle imprese di adeguare rapidamente la propria capacità produttiva. Ma il rapido aumento della disoccupazione è al centro delle preoccupazioni dei cittadini dell’Ue: per incentivare l’occupazione, prevenire e limitare la perdita di posti di lavoro e le ripercussioni sociali sono necessarie misure tempestive, temporanee e mirate».
Si chiede in particolare di prestare attenzione alle categorie più vulnerabili e ai nuovi rischi di esclusione. Per prevenire e combattere la disoccupazione «senza intaccare le riforme del mercato del lavoro» il Consiglio Epsco esorta gli Stati membri a dare precedenza immediata ad alcune linee d’azione.
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Ancora un taglio dei tassi d’interesse

Inserito da admin | Economia | Venerdì 6 Marzo 2009 1:00 pm

Francoforte riduce il costo del denaro all’1,5%: è il nuovo minimo storico. Seduta pesante per le Borse con Milano maglia nera. In picchiata bancari ed energetici.
L’Europa marcia verso tassi zero: un po’ come ha fatto il Giappone negli anni ‘90 e come si apprestano a fare adesso gli Stati Uniti d’America. La Bce, infatti, ha tagliato i tassi dello 0,50%, portando il costo del denaro al minimo storico, a quota 1,50%. Dal canto suo anche la Banca d’Inghilterra ha portato i suoi allo 0,50%. Ormai siamo un passo dallo zero assoluto.
Segno che la recessione sta incidendo in profondità nel tessuto economico dei singoli Paesi. La decisione della Ue, in particolare, era stata ampiamente anticipata dal numero uno di Francoforte, Jean-Claude Trichet. La mossa di ieri rappresenta il quinto taglio consecutivo sui tassi d’interesse dall’ottobre scorso e porta il costo del denaro al minimo storico da quando la Bce ha iniziato a gestire la politica monetaria nel 1999.

Trichet ha spiegato che l’attuale livello dei tassi all’1,50% «non è il più basso possibile» e anticipa che «la Bce potrebbe ancora tagliare». Sono due i focolai di crisi che preoccupano di più l’Europa: quello dell’Irlanda, per la quale si teme che non abbia i mezzi per pagare il suo debito pubblico, e l’Austria, per l’esposizione eccessiva delle banche locali verso l’Est europeo. L’unica buona notizia arriva per chi ha contratto un mutuo a tasso variabile. Secondo i calcoli fatti da Nomisma il risparmio medio, per un mutuo di 125mila euro, di durata pari a 20-25 anni, è compreso fra i 405 e i 435 euro annui. Per l’insieme delle famiglie il risparmio totale annuo sarà di 465 milioni.

Ma la decisione, attesa dai mercati, non ha prodotto i frutti sperati per le piazze europee. Le Borse sono crollate per colpa di alcuni dati economici negativi e per i rischi chiusura di alcune multinazionali Usa. Le piazze finanziarie hanno così bruciato altri 144 miliardi di capitalizzazione e l’indice che monitora i principali titoli quotati sulle borse del Vecchio Continente ha perso il 3,6 %.
A soffrire di più proprio Piazza Affari che ha chiuso con un pesantissimo calo del 5,39% (Mibtel) e del 5,85% (S&P/Mib). Gli indici sono precipitati ai livelli di 13 anni fa in una seduta con oltre 720 milioni di azioni scambiate.
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Il 2009 sarà un anno di crisi

Inserito da admin | Crisi Economica | Venerdì 6 Marzo 2009 12:53 pm

Il ministro si mostra pessimista durante il Credit day: «Quest’anno sarà più duro del 2008». Per il titolare dell’Economia «il vero rischio è la stretta creditizia, che minaccia imprese e sistema produttivo». Nuovi fondi per i lavoratori che perdono il posto. Scontro con Confindustria sui crediti dello Stato alle aziende.
Un presente durissimo e un futuro che non accenna a migliorare. Parola di Giulio Tremonti. «Il 2009 sarà un anno ancora più difficile del 2008. Il che è tutto dire» afferma il ministro dell’Economia incontrando al ministero i rappresentanti delle imprese e delle banche in occasione del ‘Credit day’, ribattezzata ‘Imprese, lavoro, banche’.
Ma non ci sono solo previsioni nere: Tremonti assicura anche che per potenziare gli ammortizzatori sociali il governo metterà a disposizione «un ulteriore gruzzoletto», che andrà ad aggiungersi agli 8 miliardi per il biennio 2009-2010 già stabiliti. «La settimana prossima vi diremo quale potrebbe essere la direzione» si limita ad aggiungere. Per fronteggiare la crisi economica il governo, dunque, corre ai ripari, chiedendo aiuto a imprese e sindacati. Il rischio immediato, per il titolare del dicastero di via XX settembre, è la stretta creditizia sia per le aziende che per le famiglie, considerando l’irrigidimento del credito da sempre più marcato in Italia rispetto agli altri Paesi europei.

«In questa fase - aggiunge il ministro - è strategico aumentare il credito alle imprese sane, non ridurlo alle imprese in momentanea difficoltà. Assicurare adeguata liquidità può evitare la chiusura di imprese che sono in grado di superare la crisi». E proprio per cercare di «dare ossigeno all’economia», il ministro rilancia anche i Tremonti bond per i quali, assicura, «ci sono stati già numerosi contatti». «È inaccettabile dire che il tasso di interesse applicato dell’8,5% è troppo elevato - aggiunge il titolare dell’Economia - perché considerando l’impatto sul capitale il costo reale è inferiore all’1%».
L’obiettivo è mettere in circolo nel sistema economico ben 170 miliardi, risorse che possono servire ad ‘oliare’ un meccanismo che rischia di spegnersi. Non solo. Per Tremonti, infatti, ci sono circa 100 miliardi di euro bloccati sul territorio «dalla falsa mafia della burocrazia». Per questo è pronto da subito a «sbloccare sette grandi opere nel Paese» che potrebbero portare dei benefici immediati.

Il ministro dell’Economia, ha ricordato che nelle pieghe del bilancio dello Stato ci sono ancora delle risorse che possono essere reperite e che «c’è un altro potenziale gruzzoletto per gli ammortizzatori sociali» e poi, ha aggiunto, «ce ne sono altri ancora». Sui crediti che vantano le imprese verso la Pubblica amministrazione, poi, è cominciato il balletto di cifre. Quando il segretario della Uil, Luigi Angeletti, parla di 30 miliardi di euro, per Tremonti si tratta di una cifra «più realistica rispetto a quella iperbolica che ho sentito» , riferendosi alle stime di Confindustria, che ammontano a 60-70 miliardi. «Le cifre che abbiamo sono diverse da quelle del ministro», ha ribattuto la presidente degli industriali, Emma Marcegaglia: «sono sicuramente molto più alte dei 36 miliardi calcolati per il solo settore sanitario nel 2006».
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Banca Italia vede nero, Pil in calo del 2,6%

Inserito da admin | Crisi Economica | Giovedì 5 Marzo 2009 11:11 am

Il vicedirettore Visco: la gravità della crisi è andata ben oltre le previsioni. «Fino a quando non c’è stata la paura di sviluppi drammatici, sono mancate le misure». La flessione del Pil nel 2009 potrebbe arrivare fino al 2,6%. La stima arriva dal vicedirettore generale di Bankitalia, Ignazio Visco.

Visco, intervenuto alla cerimonia di consegna dei Master in Economia pubblica alla Sapienza, ha ricordato come nel Bollettino economico di gennaio Bankitalia «indicava una flessione per il 2009 pari al 2% e una ripresa della crescita allo 0,5%». «In realtà - ha aggiunto il banchiere centrale - i dati pubblicati dall’Istat sono risultati per questo trimestre ancor più negativi, riflesso di una sottostima nel modello dell’evoluzione della domanda mondiale. Tenendone ‘meccanicamente’ conto e mantenendo il profilo di graduale ma continua uscita dalla crisi, si vede come da una caduta del Pil del 2% si passi per quest’anno a una caduta del 2,6%».
«Fino a quando la crisi non si è pienamente manifestata, fino a quando non si è affacciata la paura di sviluppi drammatici e gravissimi nei mercati finanziari - ha proseguito Visco - sono mancati il coordinamento a livello internazionale e la capacità di introdurre misure volte a contrastare l’accumularsi sempre più intenso degli squilibri delle bilance dei pagamenti e gli effetti di un aumento fuori proporzioni della liquidità internazionale».

«Nel futuro - è l’invito di Bankitalia - occorrerà dunque rafforzare gli sforzi in questa direzione, trovando anche forme appropriate per tradurre in azione, in forme maggiormente vincolanti, gli interventi stabiliti nelle istituzioni preposte alla sorveglianza dell’ economia internazionale».
Per via Nazionale, «la gravità della crisi è andata ben oltre le previsioni».
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