Alitalia, 3250 esuberi
La privatizzazione: ‘l piano Fenice è stato presentato ai sindacati. Apertura di Cisl e Uil; Bonanni: le eccedenze sono inferiori al previsto. L’Sdl: i conti non tornano.
Gli esuberi sono ufficialmente ’soltanto’ 3250, gli aerei un centinaio in meno, le destinazioni - tutte di corto o medio raggio - sessantacinque, di cui appena 16 intercontinentali, addio agli hub che tanto hanno fatto discutere e via libera a sei scali principali: Roma, Milano, Torino, Napoli, Venezia e Catania.
La nuova Alitalia è stata presentata ieri ai sindacati, ai quali il commissario straordinario Augusto Fantozzi ha rilanciato l’ultimatum dei giorni scorsi: si deve chiudere entro una settimana. Dal vettore che sta per nascere («non sarà low cost», ha sottolineato l’ad Rocco Sabelli) restano fuori il settore cargo e la manutenzione pesante, per i servizi amministrativi, i call center e l’information technology è prevista per ora una sorte di zona grigia.
I punti principali della ‘cura’ proposta dalla Compagnia aerea italiana guidata da Roberto Colaninno sono stati discussi al ministero del Lavoro in un incontro durato oltre quattro ore. Oltre le nove sigle, c’erano i responsabili del Welfare (Sacconi), dello Sviluppo economico (Brunetta), delle Politiche comunitarie (Ronchi), il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Letta e gli acquirenti.
Una riunione incandescente e alla fine un’apertura da parte di Cisl e Uil e un irrigidimento della Cgil. Ed è il nodo-esuberi a dividere le parti sociali. Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, «le eccedenze sono inferiori alle cifre fatte precedentemente. Questo è rassicurante, ma la cosa che ci rassicura ancor di più è che si sostanzia un’azienda importante e solida».
Più cauto il segretario confederale della Cgil, Fabrizio Solari, che pur parlando di piano «molto completo per la sua razionalità» ha però aggiunto che ci sono assunti «troppo generici. Il tema più impegnativo è come tutelare il lavoro e su questo aspetto c’è ancora molto da fare».
Molto più critico il segretario del sindacato intercategoriale Sdl, Andrea Cavola, secondo il quale i numeri «non tornano». In particolare il segretario fa notare che i 17.500 dipendenti oggi stimati per Alitalia e AirOne insieme, all’epoca del piano AirFrance erano solo conteggiati nella Compagnia di bandiera, mentre mancherebbero all’appello circa 3.000 persone».
Fonte: Quotidiano Il Firenze del 5 Settembre 2008