Banca Italia vede nero, Pil in calo del 2,6%
Il vicedirettore Visco: la gravità della crisi è andata ben oltre le previsioni. «Fino a quando non c’è stata la paura di sviluppi drammatici, sono mancate le misure». La flessione del Pil nel 2009 potrebbe arrivare fino al 2,6%. La stima arriva dal vicedirettore generale di Bankitalia, Ignazio Visco.
Visco, intervenuto alla cerimonia di consegna dei Master in Economia pubblica alla Sapienza, ha ricordato come nel Bollettino economico di gennaio Bankitalia «indicava una flessione per il 2009 pari al 2% e una ripresa della crescita allo 0,5%». «In realtà - ha aggiunto il banchiere centrale - i dati pubblicati dall’Istat sono risultati per questo trimestre ancor più negativi, riflesso di una sottostima nel modello dell’evoluzione della domanda mondiale. Tenendone ‘meccanicamente’ conto e mantenendo il profilo di graduale ma continua uscita dalla crisi, si vede come da una caduta del Pil del 2% si passi per quest’anno a una caduta del 2,6%».
«Fino a quando la crisi non si è pienamente manifestata, fino a quando non si è affacciata la paura di sviluppi drammatici e gravissimi nei mercati finanziari - ha proseguito Visco - sono mancati il coordinamento a livello internazionale e la capacità di introdurre misure volte a contrastare l’accumularsi sempre più intenso degli squilibri delle bilance dei pagamenti e gli effetti di un aumento fuori proporzioni della liquidità internazionale».
«Nel futuro - è l’invito di Bankitalia - occorrerà dunque rafforzare gli sforzi in questa direzione, trovando anche forme appropriate per tradurre in azione, in forme maggiormente vincolanti, gli interventi stabiliti nelle istituzioni preposte alla sorveglianza dell’ economia internazionale».
Per via Nazionale, «la gravità della crisi è andata ben oltre le previsioni».
Secondo Visco «gli ampi e crescenti squilibri nei pagamenti correnti, i tassi di risparmio troppo bassi e l’indebitamento eccessivo delle famiglie americane, come di altri paesi, la crescita prolungata e troppo sostenuta dell’economia mondiale da tempo segnalavano l’insostenibilità delle condizioni sui mercati globali e rischi recessivi non trascurabili», non escludendo neppure un’area come quella dell’euro «sostanzialmente in equilibrio nei conti con l’estero e stabile sul piano monetario. Il governo dell’economia non può rinunciare a lungo a indicazioni quantitative affidabili».
Fonte: Quotidiano Il Firenze del 5 Marzo 2009, articolo di Agata Biondini