Il petrolio cala, il prezzo del carburante no
La denuncia: «Il greggio continua la corsa al ribasso, non c’è motivo per mantenere la benzina alle stelle». Le associazioni: c’è spazio per un taglio di almeno 6 centesimi a litro, intervengano le Procure.
Dopo aver toccato il massimo storico di 147,27 dollari al barile l’11 luglio scorso, il petrolio ha iniziato una lenta discesa che l’ha riportato sotto quota 110 dollari. Si spera quindi in una diminuzione del prezzo dei carburanti, ma per ora tutto tace. E le associazioni dei consumatori tornano all’attacco.
‘Con il petrolio che si sta avvicinando a 100 dollari al barile, sarebbe logico aspettarsi una diminuzione dei prezzi dei carburanti, che dovrebbero attestarsi ben al di sotto di 1,40 euro al litro’, afferma in una nota Federconsumatori, che arriva persino a chiedere l’abolizione della Robin Tax sulle compagnie petrolifere, per rimpinguare un po’ le tasche dei consumatori.
‘Di diminuzioni non c’è stata neanche l’ombra, anzi, i prezzi - sottolinea l’associazione - sono vergognosamente aumentati, attestandosi intorno a 1,47-1,48 euro al litro, con un sovrapprezzo di 7-8 centesimi al litro. Questi centesimi di euro, bastano per fare il pieno non di carburante, ma di guadagno da parte di chi opera nella filiera. Infatti, le compagnie petrolifere, ‘vessate’ dalla Robin Tax, guadagnano in questo modo ‘appena’ 315 milioni di euro al mese.
Come al solito, a farne le spese, saranno sempre e solo i cittadini che, per i carburanti, subiranno ricadute di 7 euro al mese, pari ad 84 euro all’anno’. Ecco perché Federconsumatori rinnova le richieste di ‘controllo della doppia velocità’ completa liberalizzazione del settore, con una decisa apertura alla grande distribuzione; blocco, riduzione e restituzione del carico fiscale sui carburanti; sospensione della Robin Tax’.
C’è spazio per tagliare i prezzi dei carburanti di 6 centesimi - sostiene il Codacons - secondo il quale ‘il prezzo dei carburanti praticato attualmente dai distributori italiani è assolutamente inaccettabile a fronte del crollo delle quotazioni del petrolio e sta arricchendo le tasche delle già straricche compagnie petrolifere, a danno degli automobilisti, costretti a pagare immotivatamente una media di 6 centesimi di euro in più al litro’.
Le Procure della Repubblica di tutta Italia, così come l’Antitrust, devono intervenire per capire cosa stia avvenendo e per tutelare gli automobilisti, già vessati da rincari speculativi d’autunno che si stanno registrando in tutti i settori’.
Fonte: Quotidiano Il Firenze del 3 Settembre