A Tanzi 10 anni di carcere

Inserito da admin | Aziende | Venerdì 19 Dicembre 2008 1:24 pm

Processo Parmalat: condanne per alcuni membri del Cda e per i revisori dei conti. Risarcimento di 380mila euro alla Consob, per gli azionisti resta solo il giudizio civile.
Fu tutta colpa di Calisto Tanzi, dei revisori dei conti, dei collegio dei sindaci e di alcuni membri del Cda. Dopo 32 ore di camera di consiglio il collegio della I sezione penale di Milano ha così condannato l’ex patron di Parmalat a 10 anni di reclusione.
Assolti i tre funzionari di Bank of America; e sancita la prescrizione per uno di loro grazie alla legge Cirielli per un episodio del 1999. Assolti anche i consiglieri indipendenti, per cui la Procura aveva chiesto condanne fino a 5 anni, e Giovanni Bonici, responsabile di Parmalat Venezuela. I giudici del Tribunale hanno definito il patteggiamento per 8 persone fisiche e 2 soggetti giuridici.
Sono state aumentate, in continuazione rispetto alla condanna del Tribunale di Parmalat, le pene alla nipote di Tanzi, Paola Visconti (tre mesi), ad Adolfo Mamoli e Giuseppe Rovelli, entrambi revisori del Deloitte & Touche (cinque mesi e dieci giorni), a Mario Brughera ex presidente del collegio dei sindaci di Collecchio (quattro mesi), a Piero Mistrangelo, ex consigliere di Parmalat (due mesi), a Oreste Ferretti e Massimo Nuti, ex sindaci, rispettivamente a tre mesi e due mesi e dieci giorni, e Andrea Petrucci, ex direttore generale di Parfin a quattro mesi.
Per Lorenzo Penca e Maurizio Bianchi, revisori dell’allora società Grant Thornton invece, le toghe hanno ritenuto la pena proposta incongrua e ha rigettato il patteggiamento separando le loro posizioni; il loro ruolo è stato ritenuto essenziale alla perpetrazione dei reati e la pena (concordata tra accusa e difesa) è apparsa inadeguata. Gli imputati erano accusati a vario titolo di aggiotaggio, ostacolo all’organo di vigilanza e falso dei revisori. Condannate con patteggiamento Deloitte & Touche Dianthus rispettivamente a 150 mila e 300 mila euro.
Condanna anche per Ital Audit (ex Grant Thorton) al pagamento di 240 mila euro in base alla Legge 231 per la responsabilità amministrativa della società; decisa anche la confisca di poco meno di mezzo milione. Tanzi dovrà risarcire la Consob per 380 mila euro, mentre gli azionisti potranno rivolgersi al giudizio civile.
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Calisto Tanzi in aula «Non ero al corrente della grande truffa»

Inserito da admin | Aziende | Martedì 18 Novembre 2008 5:54 pm

Calisto Tanzi torna in aula a Milano. Dopo la richiesta di 13 anni di reclusione da parte della Procura l’ex patron del gruppo di Collecchio legge davanti al collegio di giudici 28 pagine scritte a caratteri enormi. Dice che in aula ci è venuto poco per problemi di salute, ribadisce di non essere stato mai reticente sulla ricostruzione dei fatti, eclissa qualsiasi coinvolgimento della politica nell’affaire Parmalat, sostiene che in Ecuador dove era fuggito prima dell’arresto del dicembre 2003: «No vi erano né vi sono capitali che avrei dovuto movimentare e occultare. Non esiste un tesoro di Calisto Tanzi».
Come già in altre occasioni l’imputato chiama in causa le banche che «secondo una mia personale deduzione già a decorrere dal 1994-1995 avevano forti dubbi sulle reali condizioni patrimoniali e finanziarie della Parmalat». Basti ricordare che Parmalat si quotò in Borsa nel 1990 con i bilanci falsi e gli organi preposti, i cosiddetti anticorpi in un sistema finanziario appena appena decente, non fecero una piega.
Ma soprattutto Tanzi, difeso dagli avvocati Gian Piero Biancolella, Fabio Belloni e Filippo Sgubbi, vuole scrollarsi di dosso l’infamia di aver truffato migliaia di risparmiatori con i bond che da lì a poco sarebbero stati carta straccia. «Mai ho immaginato che strumenti finanziari riservati esclusivamente agli operatori specializzati… potessero in maniera capillare finire nelle tasche di tanti privati, con una diffusione a mio giudizio imprevedibile ed inimmaginabile da chiunque…. Mai non ho voluto, né ideato, né ipotizzato che ciò potesse accadere».
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Parmalat, le parti civili chiedono 500 Milioni

Inserito da admin | Aziende | Venerdì 10 Ottobre 2008 12:19 pm

Risparmiatori e Consob in aula puntano il dito con la mala gestione del fallimento.
Un «aggiotaggio irripetibile», con la richiesta di 13 anni di pena per Calisto Tanzi, non poteva generare richieste di danni da brivido. I conti sono difficili da fare, ma il je accuse delle parti civili si conclude per ora con una richiesta di mezzo miliardo di euro.
Sette gruppi di risparmiatori e la Consob ieri in aula a Milano hanno cominciato a chiedere il conto del crac da 14 miliardi di euro dell’ormai lontano 2003. «C’è assoluta certezza del danno per gli azionisti causato dalle condotte contestate agli imputati - osserva in aula il professore Carlo Federico Grosso che tutela oltre 32 mila bondisti.
Un crac di queste dimensioni non puo’ non avere causato anche un minimo di sofferenza morale». E così il legale chiede 352 milioni, con una provvisionale del 40 per cento, cioè 141 milioni, 105 per danni morali e 35 per danni patrimoniali. L’avvocato Marisa Costelli dell’Abusbef, a tutela di 2000 risparmiatori, ha sollecitato un rimborso del 30 per cento dell’investimento per i suoi assistiti. «Abbiamo fatto calcoli diversi avendo come punto di riferimento l’investimento dal momento che - argomenta in aula - quando venne emesso il bond la Parmalat era già decotta».
Anche l’organo di vigilanza della Borsa vuole la sua parte per essere stata ingannata con comunicati falsi. E quindi l’avvocato Emanuela Di Lazzaro quantifica in sei milioni l’importo che gli imputati, Tanzi funzionari di Bank of America ed ex uomini Parmalat, dovrebbero sborsare per aver «dileggiato e tradito il mercato con una montagna di informazioni false fornite all’organo di vigilanza, provocando un vulnus importante e ostacolandone l’attività».
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La Procura chiede 13 anni per Tanzi

Inserito da admin | Aziende | Martedì 7 Ottobre 2008 12:02 pm

Processo Parmalat: i legali dell’ex patron del gruppo: «Richiesta esorbitante, grande imputato grande pena». I pm: «Impossibile la grande frode ai danni dei risparmiatori senza concorso delle banche».
«Come una brutta storia di mafia» dice il procuratore aggiunto Francesco Greco nell’aula del processo Parmalat a Milano.
E come per i veri criminali la requisitoria maratona dei trio di pm, Nocerino Fusco e Greco, si conclude con richieste di pene enormi, come il buco da 14 miliardi di euro che portò al crack, al bagno di sangue dei risparmiatori e alle manette.
Tredici di galera per Calisto Tanzi, l’ex patron del gruppo di Collecchio la richiesta dell’accusa: «Si tratta di un aggiotaggio irripetibile nella sua gravità - osserva Eugenio Fusco - sia per il concreto alterare del prezzo dei titoli, sia per il reale danno ai risparmiatori che per il dolo. Inoltre si tratta di un reato continuato per anni. Nessuna attenuante» quindi.
Pesanti anche le richieste per gli altri imputati e per la società di revisione Italaudit spa (già Grant Thornton). La Procura vuole una condanna a 6 anni per Luca Sala, 5 anni per Luis Moncada, 3 anni e 6 mesi per Antonio Luzi; tutti ex funzionari di Bank of America. Per Giovanni Bonici (Parmalat Venezuela) la richiesta è di 3 anni e 6 mesi. Cinque anni sia per Luciano Silingardi sia per Paolo Sciumè, cda di Collecchio, 4 anni per Enrico Barachini.
Per Italaudit si prospetta una sanzione da 900 mila euro in relazione alla responsabilità oggettiva in base alle legge 231. «Soprende la discrasia tra le pene patteggiate e questa richiesta esorbitante. Facciamo osservare che la Parmalat dal 1996 aveva perso la propria capacità di autodeterminarsi» dicono i difensori di Tanzi, gli avvocati Giampiero Biancolella e Fabio Belloni commentando la requisitoria.
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Processo Parmalat: sono dieci i miliardi rubati ai risparmiatori

Inserito da admin | Aziende | Mercoledì 1 Ottobre 2008 12:32 pm

Il pubblico ministero Nocerino punta il dito anche contro i mancati controlli di Bankitalia.
«A tutt’oggi non mi risulta che la Banca d’Italia abbia sanzionato le banche coinvolte in questa vicenda». Nella prima parte della requisitoria al processo di Milano per l’affaire Parmalat il pm Carlo Nocerino - il primo dei tre pubblici ministeri impegnati nell’atto d’accusa contro Calisto Tanzi&co - affronta il problema dei controlli che non ci furono e degli anticorpi che nel mondo della finanza non funzionarono allora e sembrano non funzionare oggi. Ne è un esempio la crisi Usa.
«Un abbraccio infernale tra gli uomini di Collecchio e le banche ai danni del mercato e dei risparmiatori con un buco da 14 miliardi di euro, 10 miliardi sono stati sottratti a chi - ricorda il magistrato in aula - comprò titoli Parmalat perchè si fidò dei comunicati che Parfin emise fino a un mese prima del default e che parlavano di un gruppo solido, liquido, solo bersagliato dalle calunnie».
Quei comunicati, per il pm Nocerino, «erano pieni di informazioni false, operazione da finanza drogata e corrotta. L’11 e il 12 di novembre del 2003 Tanzi attaccava ancora presunti manipolatori del mercato che a suo dire gli volevano male. Il 19 dicembre venne fuori la verità, la liquidità era inesistente, dentro il conto Bonlat c’era un buco nero. Così il sistema Tanzi implose. E intorno a Tanzi, il perno di tutto, non c’erano convitati di pietra, ma solo sodali, nessun amministratore indipendente. Una connessione di vincoli personali e professionali anche fuori dalla società di Collecchio».
Il pm invita le difese a non addossare la responsabilità «a investitori istituzionali di cui abbiamo capito il ruolo e che stanno sullo sfondo. Il piccolo risparmiatore acquistava il bond Parmalat non chiedeva chi avesse intermediato».
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